Editoriale: Discoverability: la dura vita del podcaster.

Questa settimana, in Podmaker abbiamo riflettuto molto su come i podcast stiano radicalmente cambiando non solo il mondo dell’editoria, ma anche quella della pubblicità.

Se hai letto la newsletter e l’articolo sui dati rilasciati da Ipsos di cui abbiamo parlato l’ultima volta, allora sai che l’adv nei podcast ha un rate di conversione altissimo: il 50% degli ascoltatori cerca notizie sul brand, lo consiglia o acquista. Probabilmente tra dieci anni ci diremo “ti ricordi quando bastava fare l’adv giusto in un podcast per fare il botto? Ah che bei tempi”, e le nuove leve ci guarderanno incredule quando gli racconteremo in che mondo stiamo vivendo adesso. Ma per il momento siamo davanti a uno strumento potentissimo, e sarebbe folle lasciarselo sfuggire.

Ora, il cambiamento di paradigma a cui facevo riferimento è un altro e ha a che fare con il tema che ti avevo annunciato: la discoverability dei podcast.

Lo spunto mi è venuto dall’intervista che Marcello Forcina ha realizzato con Giulio Gaudiano – presidente di ASSIPOD | Associazione Italiana Podcasting – e di cui ha inserito un brano nella puntata di Podmaker Talk che abbiamo pubblicato oggi. 

Giulio dice, e mi trova molto d’accordo, che – a meno che non stiamo parlando di un podcast mainstream – non ha senso collegare la crescita del progetto alla crescita degli ascolti, perché non è avere molti ascoltatori quello a cui si deve puntare, ma a ingaggiare quelli realmente interessati all’argomento di cui parla quel podcast.

Detta in altre parole: se tu parli di qualcosa che mi appassiona, e di cui parli soltanto tu, io ti ascolto, ti seguo e ti sostengo.

È il concetto della coda lunga, di cui abbiamo parlato in modo approfondito nell’articolo che puoi leggere qui, e che in sostanza ci dice che, soprattutto nel mondo dell’editoria digitale, c’è una prateria aperta per i prodotti “di nicchia”.

A questo però, voglio aggiungere altri elementi: per primo ti chiedo di tenere presente quello a cui ho fatto riferimento prima, e cioè il potere enorme di conversione dell’adv nei podcast; il secondo è che, a differenza di quello che succede con i social, per esempio, un podcast rimane disponibile per anni, e può continuare per anni a ingaggiare le persone a cui è rivolto man mano che queste “nascono” come ascoltatori (raggiungono l’età per interessarsi a un certo argomento; scoprono i podcast; iniziano ad appassionarsi a quel tema), quindi anche gli annunci host read (quelli letti dallo speaker per intenderci) all’interno di questi podcast continuano a vivere per anni; infine il rapporto di fiducia che si crea tra host e ascoltatore (anche questo certificato da Ipsos) si consolida e cresce all’interno di una nicchia in cui è più faile riconoscersi e sentirsi riconosciuti.

Quindi, tornando al punto di partenza, cioè la discoverability, quello che conta davvero non è parlare a tutti, il segreto è intercettare il pubblico giusto. 

E anche per questa settimana è tutto, ci aggiorniamo a giovedì e parleremo di “Artigiano Digitale dell’Audio”.

Have a good listen!!