Editoriale: Le piattaforme per fare podcasting

Questa settimana ci siamo concentrati molto sul tema delle “piattaforme”.

Quando ci sei dentro da un po’ non te ne accorgi più, ma visto da fuori è un labirinto: ce ne sono per la produzione, per la pubblicazione, per la distribuzione, per aumentare la fan base, per la misurazione degli ascolti, per la monetizzazione. E alcune fanno quattro o cinque di queste cose, altre solo due, altre una.

Ci siamo chiesti se questa non si una “barriera in ingresso” per i nuovi podcaster alle prime armi che si trovano in difficoltà. E l’episodio di oggi di Podmaker TalkMarcello Forcina ci parla proprio di questo, per cercare di fare un po’ di chiarezza, oltre a farci una simpatica sorpresa sul finale.

Nell’articolo sul blog, invece, abbiamo fatto una cosa simile, ma mentre lo leggevo ho ripensato al fatto che le grandi piattaforme di distribuzione, su cui il podcaster deve necessariamente atterrare se vuole sperare di essere trovato, offrono gratuitamente un servizio che a loro conviene parecchio. Cataloghi infiniti di podcast a costo minimo, da offrire ai propri ascoltatori, senza dover pagare diritti alle case discografiche, per esempio.

Molti di quelli che riescono a guadagnarci, lo fanno attraverso altre piattaforme, come Patreon, Substack o Buy me a coffee, per esempio, che consentono un rapporto diretto con i sostenitori. Quasi nessuno di quelli che hanno scelto di ospitare spot all’interno dei propri show riesce a monetizzare concretamente, salvo rarissime eccezioni.

Eppure questi podcaster sono una risorsa enorme da molti punti di vista. Culturale, perché nelle loro nicchie tengono vive delle dimensioni di cui si fanno custodi, Economica per le piattaforme di distribuzione, e poi c’è un nuovo mercato del lavoro che si sta aprendo e, se nelle nostre strade convivono i megastore e i negozi a conduzione familiare, non c’è motivo per cui anche i podcaster indipendenti non possano essere un ingranaggio del meccanismo al fianco dei grandi editori.

Ora forse penserai che concluda questa newsletter con un bel “hasta el podcast siempre”, ma no, non sto pensando a un sindacato dei podcaster, piuttosto a uno strumento che possa assecondare questi cambiamenti. Ma sono sicuro che ne riparleremo presto.

Ci leggiamo giovedì. Have a good listen!!