Editoriale: Podcast, un nuovo modello di business.

Gli argomenti della settimana scorsa sono stati davvero molto stimolanti, e ci ha spinto a spostare ancora un po’ il ragionamento che avevamo iniziato. Questa volta ci siamo concentrati su come il podcast stia cercando e trovando un nuovo modello di business. Ne abbiamo parlato anche nel’articolo che trovi qui.

In effetti, continuare ad applicare il filtro della quantità e della ripetizione a un media così diverso dagli altri non ha proprio più senso.

Prendi il ragionamento che facevo la settimana scorsa sulla discoverability e applicalo al modello di business, anzi, facciamolo insieme.

Abbiamo un contenuto che non si “consuma”, come molti nelle 24 ore, che rimane disponibile e che puoi scoprire anche anni dopo il lancio, che impatta nell’immaginario del suo pubblico con una forza dirompente, che basa la sua forza sulla credibilità dell’host.

Nell’episodio di Podmaker Talk dedicato alla figura dell’artigiano digitale, in cui Marcello Forcina intervista Giulio Gaudiano, presidente di ASSIPOD | Associazione Italiana Podcasting, questo elemento è al centro di alcune riflessioni molto stimolanti e perfettamente in linea con il progetto Podmaker.

È piuttosto ovvio che non possiamo applicare a questo contenuto il modello di business dei social (che mangiano e sputano tutto in poche ore), meno che mai quello della TV e della radio (basati sulla ripetizione e sull’interruzione). Se proprio vogliamo andare a cercare un “antenato” dell’adv nel podcast, allora non possiamo andare molto indietro e dobbiamo farmaci alla nascita della pubblicità cosiddetta native, cioè quella che per prima cambia il paradigma e passa dall’interruzione del flusso di immagini, racconto etc. a una comunicazione commerciale che si “mimetizza” con ciò in cui entra. 

Ma non è nulla più di un antenato perché, per esempio nella sua modalità branded, il podcast è insieme il contenuto e la pubblicità.

Restando in tema, pensiamo anche a cosa significa, per un brand, il fatto che uno show non muore con la sua messa in onda, ma resta nella rete a disposizione di chi lo scoprirà e, di fatto, continua a fare awarness per quell’azienda anche a distanza di anni, senza che sia chiamata a fare ulteriori sforzi.

Aggiungiamoci ancora un elemento: quando giovedì scorso abbiamo detto che “quello che conta davvero non è parlare a tutti, il segreto è intercettare il pubblico giusto” parlavamo del podcaster, certo, ma possiamo riferire questa frase ai brand senza cambiare una virgola.

L’effetto della fiducia e della credibilità che lega un host al suo pubblico, è di traino per qualunque messaggio pubblicitario che venga da lui, perché “ci mette la faccia”, si spende in prima persona con persona che credono a ciò che dice.

Ecco che anche per un’azienda, ciò che conta davvero non è destinare budget enormi per cercare di parlare a quante più persone possibile, non quando hai uno strumento che parla in modo così efficace al suo/tuo pubblico. Anche per oggi è tutto, ci leggiamo giovedì.

Have a good listen!!